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il nome del vento

Il nome del vento, di Patrick Rothfuss

Il nome del vento di Patrick Rothfuss è un libro un po’ particolare per me. Ero da Feltrinelli con una bella ragazza, volevo far colpo, ed ho iniziato a parlare di come non si debba scegliere un libro dalla copertina. Poi mi sono fatto prendere e sono andato oltre, spiegandole, con dovizia di particolari, di come certi archetipi estetici influenzino le nostre scelte. Così, per essere un po’ più pratico, afferro Il nome del Vento e le dico “Ecco, questo libro per attirare ragazzini assuefatti ai videogiochi non lo leggerei mai”.

Lei mi guarda e sorride… Forse ho fatto colpo ma non lo sapremo mai perchè a quel punto mi sono perso a leggere l’intro del libro e non l’ho più lasciato. Credo di essere tornato alla realtà dopo una mezz’ora buona, lei non c’era più ed io sono andato alla cassa col libro stretto tra le braccia.

Il nome del vento

Il nome del vento (The Name of the Wind) è il primo libro della trilogia Le Cronache dell’Assassino del Re (The Kingkiller Chronicles) di Patrick Rothfuss. La Pietra Miliare, una locanda come tante, nasconde un incredibile segreto. L’uomo che la gestisce, Kote, non è davvero il mite individuo che i suoi avventori conoscono. Sotto le sue umili spoglie si cela Kvothe, l’eroe che ha fatto nascere centinaia di leggende. Il locandiere ha attirato su di sé l’attenzione di uno storico, che dopo un lungo viaggio non privo di pericoli e avventure riesce a raggiungerlo e convincerlo a narrare la sua vera storia.

Il nostro eroe muove i suoi primi passi a bordo dei carri degli Edema Ruh, un popolo di attori, musicisti e saltimbanchi itineranti che, nonostante le malevole credenze popolari, si rifanno a ideali nobili e tengono in gran conto arte e cultura. Kvothe riceve i primi insegnamenti dall’arcanista Abenthy, e viene poi ammesso all’Accademia, culla del sapere e della conoscenza. Qui egli apprenderà diverse discipline, stringerà salde amicizie e sentirà i primi palpiti dell’amore, ma dovrà anche fare i conti con l’ostilità di alcuni maestri, l’invidia di altri studenti e l’assoluta povertà; vivrà esperienze rischiose e incredibili che lo aiuteranno a maturare e lo porteranno a diventare il potentissimo mago, l’abile ladro, il maestro di musica e lo spietato assassino di cui parlano le leggende.

Kvothe è un uomo gentile che vive nel silenzio ovattato del suo anonimato.

“Ci sono tre cose che gli uomini saggi temono: il mare in tempesta, una notte senza luna e la rabbia di un uomo gentile.”

Ma il silenzio di cui parliamo è molto più profondo. Si stratifica e coinvolge tutto quanto. Perchè tutto inizia dal silenzio e la parola prende forma pagina dopo pagina.

“Era di nuovo notte. La locanda della Pietra Miliare era in silenzio, e si trattava di un silenzio in tre parti.

La parte più ovvia era una quiete vuota, riecheggiante, formata da cose che mancavano. Se ci fosse stato del vento, avrebbe spirato attraverso gli alberi, fatto scricchiolare l’insegna della locanda sui suoi cardini e spazzato via il silenzio lungo la strada come vorticanti foglie autunnali. […]

All’interno della Pietra Miliare alcuni uomini erano radunati in un angolo del bancone. Bevevano con calma determinazione, evitando serie discussioni di notizie preoccupanti. Nel fare ciò essi aggiungevano un piccolo, cupo silenzio, a quello vuoto più grande. Formava una sorta di lega, un contrappunto.

Il terzo silenzio non era facile da notare. Se foste rimasti in ascolto per un’ora, avreste potuto cominciare a sentirlo nel pavimento di legno sotto i piedi e nei ruvidi barili scheggiati dietro il bancone. Era nel peso del focolare di pietra nera che tratteneva il calore di un fuoco spento da molto. Era nell’andirivieni di un bianco panno di lino che sfregava le venature del bancone. Ed era nelle mani dell’uomo che se ne stava lì in piedi a pulire un tratto di mogano che già risplendeva alla luce delle lampade.

L’uomo aveva capelli di colore rosso vivo, come fiamma. I suoi occhi erano scuri e distanti, e lui si muoveva con la sottile certezza che proviene dal conoscere molte cose.

La Pietra Miliare era sua, proprio come il terzo silenzio. Era appropriato, dato che fra i tre era il silenzio più grande, che avvolgeva gli altri dentro di sé. Era profondo e vasto come la fine dell’autunno. Era pesante come una grossa pietra levigata dal fiume. Era il paziente suono di fiori recisi, di un uomo che sta aspettando di morire.”

 

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