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Ranocchio salva Tokyo

Ranocchio salva Tokyo

Uno ranocchio alto due metri si fa trovare a casa di un comune impiegato che lavora in un’altrettanto comune banca di Tokyo. Il suo compito, dichiara, è di salvare la capitale giapponese da una terribile minaccia.
Inizia così il nuovo racconto di Haruki Murakami. Forse uno dei più surreali, poetici e pacati racconti dello scrittore giapponese. Molto lontano dal romanticismo un po’ malinconico di Tokyo blues ma con nuove tematiche più globali: più politiche ed esistenziali. Filosofi e scrittori vengono citati in modo leggero e molto scorrevole da leggere, ma portando comunque il loro contributo. E contenuto.

Il grande Ranocchio potrebbe, ad una prima impressione, far pensare allo scarafaggio de La metamorfosi.

Ma non è così. Se il personaggio di Kafka rappresenta una condizione interiore, il Ranocchio è un vero e proprio personaggio parlante e pensante. Si perchè nei libri di Murakami realtà e fantasia si fondono e confondono continuamente rendendo difficile distinguere l’una dall’altra. Ma è proprio questa voluta non presa di posizione che rende credibili anche le storie più assurde e che permette di mettere in luce l’inganno in cui conduciamo le nostre vite.
Luce e ombra sono al centro della battaglia del racconto. E in un’epoca in cui per affrontare la crisi l’industria cinematografica non fa altro che proporci supereroi a ritmo quasi convulso, in questo libro saranno i piccoli gesti di un uomo qualunque a fare la differenza.

La forza delle persone qualunque

“Io sono una persona qualunque! Dice il povero Katagiri al Ranocchio.
“A salvare Tokyo può essere solo una persona come lei, Ed è per le persone come lei che sto cercando di salvare questa città”.
Una battaglia continua che si svolge nell’immaginazione di ognuno di noi. E quello che ribadisce Murakami, anche grazie alle parole di Hemingway, è che “il valore definitivo della nostra vita non sarà determinato da come avremo vinto, ma da come avremo perso.”

Da Tutti i figli di Dio danzano

I veri amanti di Murakami sapranno sicuramente che questo non è un racconto inedito ma che è stato estrapolato da Tutti i figli di Dio danzano. Un libro scritto sull’onda emotiva del sisma che nel ’95 danneggiò la città di Kobe. Un libro che traeva la sua forza dalla capacità di rinascita degli individui, ricco di storie surreali e piene di simbolismi in grado di far riflettere sull’animo umano senza mai scadere nel (pre)giudizio.
Ranocchio salva Tokyo si stacca da Tutti i figli di Dio danzano e si rinnova anche grazie alle illustrazioni di Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ. Vere e proprie opere d’arte che contribuiscono a tratteggiare un mondo onirico ed intimista fatto di piccoli gesti quotidiani e grandi scelte etiche.
Amo profondamente Murakami e devo ammettere che questo non è il libro che preferisco, anche solo per la brevità che lascia un po’ insoddisfatti. Merita comunque una lettura perchè, anche se piccolo, lascia spazio a grandi riflessioni.

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