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Lo Hobbit, dove tutto ebbe inizio

Lo Hobbit, dove tutto ebbe inizio. Lo Hobbit o la riconquista del tesoro, noto anche semplicemente come Lo Hobbit, è un romanzo fantasy scritto da J. R. R. Tolkien. La sua prima pubblicazione risale al 21 settembre 1937. È seguito da Il Signore degli Anelli, pubblicato tra il 1954 ed il 1955 in 3 volumi

Lo hobbit, che W.H. Auden ha definito “la più bella storia per bambini degli ultimi cinquant’anni”, è il libro con cui Tolkien ha presentato per la prima volta, nel 1937, il foltissimo mondo del Signore degli Anelli, che ormai milioni di persone di ogni età conoscono in tutti i suoi minuti particolari – caso raro di favola moderna che sia diventata un vero linguaggio comune per i suoi lettori. Tra i protagonisti di tale mondo sono gli Hobbit, minuscoli esseri “dolci come il miele e resistenti come le radici di alberi secolari”, che formano un popolo “discreto e modesto… amante della calma e della terra ben coltivata”, timidi, capaci di “sparire veloci e silenziosi al sopraggiungere di persone indesiderate”. L’autore trasporta il lettore nel mondo ricco di fantasiose avventure di questi esseri alla riconquista di un tesoro custodito da un feroce drago. Un vasto apparato didattico aiuta gli allievi a entrare nel mondo di Tolkien e facilita la verifica della comprensione da parte dell’insegnante.

NOTA: Nella prima edizione di questo volume l’autore è indicato come “Ronald Tolkien” anziché “J.R.R. Tolkien”, mentre nella ristampa nel 1991 è stampato in forma canonica.

Lo Hobbit, frasi e citazioni

“In un buco nel terreno viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima”.

“Addio, buon ladro” egli disse. “Io vado ora nelle sale di attesa a sedermi accanto ai miei padri, finché il mondo non sia rinnovato. Poiché ora l’oro e l’argento abbandono, e mi reco là dove essi non hanno valore, desidero separarmi da te in amicizia, e ritrattare quello che ho detto e fatto alla Porta”. Bilbo piegò un ginocchio a terra, pieno di dolore. “Addio, Re sotto la Montagna!” egli disse. “Amara è stata la nostra avventura, se doveva finire così; e nemmeno una montagna d’oro può essere un adeguato compenso. Tuttavia sono felice di aver condiviso i tuoi pericoli: questo è stato più di quanto un Baggins possa meritare”. “No!” disse Thorin. “In te c’è più di quanto tu non sappia, figlio dell’Occidente cortese. Coraggio e saggezza, in giusta misura mischiati. Se un maggior numero di noi stimasse cibo, allegria e canzoni al di sopra dei tesori d’oro, questo sarebbe un mondo più lieto. Ma triste o lieto, ora debbo lasciarlo. Addio!”. Allora Bilbo si allontanò, e se ne andò in disparte; tutto solo si sedette avvolto in una coperta e, lo crediate o no, pianse finché i suoi occhi non furono rossi e roca la voce”.

 

“In te c’è più di quanto tu non sappia, figlio dell’Occidente cortese. Coraggio e saggezza, in giusta misura mischiati. Se un maggior numero di noi stimasse cibo, allegria e canzoni al di sopra dei tesori d’oro, questo sarebbe un mondo più lieto. Ma triste o lieto, ora debbo lasciarlo. Addio”.

 

“Certo é una cosa strana, ma sta di fatto che a parlare delle cose belle e dei giorni lieti si fa in fretta, e non è che interessi molto ascoltare; invece da cose sgradevoli, palpitanti o addirittura spaventosi si può fare una buona storia, o comunque, un lungo racconto”.

 

“Lo credo bene…da queste parti! Noi siamo gente tranquilla e alla buona e non sappiamo che farcene delle avventure. Son cose brutte, fastidiose e scomode! Fanno far tardi a cena!”

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